mercoledì 12 febbraio 2014

TESSERAMENTO 2014

Carlo Lucarelli, scrittore

Tra non molto non avremo più la memoria diretta di chi ha fatto la Resistenza. Per fortuna che esiste l'ANPI, che non è un'associazione per soli anziani partigiani, ma un luogo aperto a tutti. E negli ultimi anni le adesioni sono state tantissime.
I valori non muoiono con chi li ha costruiti. Dipende da noi.

venerdì 17 gennaio 2014

Olga e Lia, partigiane: le madri della libertà



Olga e Lia, partigiane: 

le madri della libertà 

 


Olga ha compiuto cent'anni il primo gennaio, e racconta di Lia, che è morta a Niguarda il giorno della Liberazione: due partigiane, la nostra storia migliore



Quando dici il destino di essere sempre la prima... Elena Rasera, nome di battaglia "Olga", è una partigiana milanese che il primo giorno di questo nuovo anno ha compiuto il suo primo secolo di vita e lo ha festeggiato con l'allegria che ha sempre caratterizzato il suo carattere.
Nata l'1 gennaio del 1914 a Santa Giustina Bellunese in una tosta famiglia antifascista, se ne venne a Milano in città che era appena ragazza e cominciò presto a lavorare finchè nel 1935 entrò alla Olap, una grande azienda di componentistica di precisione che arrivò ad occupare oltre 3mila operai, per oltre metà donne. Produceva strumenti di precisione per radiofonia e telefonia, fondamentali nei primi apparecchi di comunicazione, ma addirittura strategici in tempo di guerra.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale la trovò infatti lì, davanti alle macchine, ma anche nascostamente impegnata in un crescente attivismo politico. Responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna, avvicinava le compagne, le convinceva, le organizzava in piccole unità, coordinava la rete che a sua volta distribuiva la stampa clandestina.
Un lavoraccio - ha ricordato nell'autobiografia -, rischioso ma fecondo: "Bisognava agire con oculatezza e molta prudenza. I gruppetti erano costituiti da due o tre operaie che a loro volta si collegavano con altri gruppetti. Si formava così una sorta di catena di Sant'Antonio. Intanto la stampa circolava".

Il grande sciopero del marzo 1944, una scelta quasi eroica della classe operaia milanese e del nord, toccò anche la Olap. Fu Elena Rasera ad organizzarlo e vi aderirono 500 donne che si diedero un ruolo da "scudi umani".
Staccata la corrente, le operaie si disposero alla testa ed ai fianchi del corteo che abbandonava la fabbrica, proteggendo l'uscita dei colleghi uomini, i più esposti al rischio d'arresto e di rappresaglia.

Ma non andò sempre bene.
Sei mesi dopo, era l'ottobre del '44, i fascisti operarono una perquisizione improvvisa in fabbrica. Vennero trovate delle armi e fu una strage: sette morti ed una ventina di arresti.
Per Elena come per altri suoi compagni il rientro in fabbrica divenne impossibile: ormai era stata identificata come "agitatrice" e poteva venire catturata.
Entrò in clandestinità e le venne affidata una zona "calda" di Milano, quella fra Porta Romana e Rogoredo in cui insistevano molte fabbriche: la Saffa, la Bianchi, l'Innocenti, la Redaelli.
E la Olap, naturalmente.
Nominata sul campo Responsabile di zona e Caposervizio di Collegamento, Elena doveva smistare e diffondere la stampa clandestina. Il rischio era quotidiano per le staffette partigiane, che non sempre purtroppo riuscivano a passare indenni attraverso le maglie delle pattuglie.

Ancora oggi Elena ricorda la triste vicenda di Gina Galeotti Bianchi, una storia abbastanza conosciuta anche dai più giovani fra i milanesi, grazie a Roberto Sarti che ha scritto e portato più volte in scena la piece "Nome di battaglia Lia".

La partigiana "Lia" cadde a 32 anni, incinta di 8 mesi, nel precoce giorno della Liberazione; precoce perchè Niguarda, il "suo" quartiere, si liberò il 24 aprile, con un giorno d'anticipo sul resto di Milano.

Roberto Cenati, il presidente dell'Anpi provinciale di Milano, giovedì 9 ha partecipato alla festicciola di compleanno per Elena Rasera, organizzata presso la Casa di Riposo Brichetto Gerosa (in via Mecenate 96 a Milano) che la ospita ormai da diversi anni.
Anche a lui Elena ha nuovamente trovato il modo di ricordare la vicenda di Lia; nuovamente, nel senso che Elena racconta l'episodio ogni volta che può perchè, dice, è un renderle onore.

"Incontrai questa partigiana - racconta Elena - all'appuntamento in via Carlo Farini. Appena ci siamo riconosciute, lei si è sentita male ed era molto preoccupata per il buon esito della missione che le avevo dato da compiere.

La condussi allora in un caffè e chiesi al gestore un bicchiere d'acqua. Invece lui, vedendo che stava male, le diede del surrogato di caffè.
Dopo un po' Gina, la "Lia", si riprese e mi confessò: "Sai sono in stato interessante. Mi chiamo Gina Galeotti e sono sposata Bianchi, ma mio marito si trova in carcere". Ci lasciammo; dopo alcuni giorni scoppiò l'insurrezione e in quella occasione incontrai una partigiana, quella che aveva avuto i collegamenti con la Lia.

Fu lei che mi comunicò la morte di quella giovane, coraggiosa staffetta, colpita da una raffica di mitra dai tedeschi nelle ore più calde della Liberazione. Quando il marito uscì da San Vittore lei e il bambino che portava in grembo se ne erano andati per sempre".



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mercoledì 11 dicembre 2013

QUESTO RICORDO E’ UNA BOMBA!




44° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE

DI PIAZZA FONTANA

12 DICEMBRE 1969 – 12 DICEMBRE 2013
Il 12 dicembre del 1969 una bomba ad alto potenziale e di chiara matrice neofascista esplodeva nella Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano provocando 17 morti e 84 feriti. Fu l'inizio della strategia della tensione e il preludio alla stagione del terrorismo e dell'eversione in Italia. Nonostante numerosi processi e diverse sentenze, nonostante i colpevoli siano stati chiaramente individuati, per questa strage nessuno ha pagato.
A 44 anni dalla strage, il Comitato Permanente Antifascista contro il terrorismo e per la difesa dell'ordine repubblicano, d'intesa con i familiari delle vittime promuove una serie di iniziative non solo per rendere il doveroso tributo di memoria ai caduti, ai feriti ed ai familiari, ma anche per riflettere su una vicenda che presenta ancora troppi lati oscuri, anche per ciò che attiene al ruolo svolto da apparati deviati dello Stato.
"Vogliamo - spiega Roberto Cenati, presidente ANPI Provinciale di Milano - verità e giustizia, vogliamo che si aprano tutti gli armadi e si svelino tutti i segreti, anche per essere certi che queste tragiche vicende non possano verificarsi mai più".

mercoledì 4 dicembre 2013

L'Ambrogino d'oro 

del Comune di Milano 

a Carlo Smuraglia

Scelti i 52 "Ambrogini" che verranno assegnati il 7 dicembre 2013 dal Comune di Milano.
Tra i 24 cittadini benemeriti che riceveranno la medaglia d'oro, Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell'Anpi.
 

lunedì 25 novembre 2013

 L'Anpi: "Basta violenza contro le donne"

“La Giornata Internazionale del 25 novembre, indetta dall’ONU contro la violenza alle donne, obbliga ogni organizzazione, istituzione e ciascuno di noi ad interrogarsi ed a prendere coscienza sulla realtà drammatica e crescente della violenza sessuale e fisica contro le donne, diffusa e in crescita anche nel nostro Paese, come confermano gli studi e le ricerche e testimoniano anche i sempre più frequenti efferati delitti ai danni di donne inermi".
Questo l'inizio di un documento diffuso dalla Segreteria nazionale Anpi.
"Una realtà - si aggiunge - che evidenzia il permanere di una cultura di possesso, dominio e sopraffazione nei confronti delle donne ancora fortemente presente, vissuta da molti uomini anche come reazione e ribellione alla mutata soggettività delle donne e alla loro aspirazione a rapporti umani basati sul rispetto, la parità di diritti e doveri, la dignità di ogni persona. E’ una realtà che gli studi rivelano esistere in prevalenza all’interno della famiglia e dei rapporti di coppia, ma che si manifesta anche nel fenomeno diffuso della tratta delle schiave
del sesso provenienti dai Paesi del Sud del mondo o nella violenza sottile e insidiosa dell’immagine femminile diffusa dai media e nella pubblicità, che spesso riducono la donna a puro corpo da usare".
L’ANPI ha posto a fondamento del suo impegno i valori universali dell’antifascismo, della libertà e della democrazia, che si concretizzano innanzitutto nel rispetto della persona umana e nel riconoscimento della sua dignità e dei suoi diritti. Antifascismo - si sottolinea - significa per noi dunque rifiuto di ogni cultura e pratica basata sulla prevaricazione, sopraffazione, umiliazione della dignità di ogni essere umano, della sua integrità fisica e morale, ed in particolare sul rifiuto del “machismo” che è stato tipico del fascismo.
"Anche contro quello che è stato e resta un aspetto tipico della cultura e della pratica del fascismo si sono battute le partigiane e le donne nella Resistenza civile e si battono oggi le donne e gli uomini dell’ANPI, con l’obiettivo e l’impegno a creare nei rapporti tra uomini e
donne comportamenti basati sul rispetto, sull’ascolto ed il riconoscimento reciproco. E’ questo un contenuto costitutivo e qualificante della società libera, democratica e giusta per la quale si sono battuti gli uomini e le donne della Resistenza e che trova il suo coronamento
nella Costituzione repubblicana.
"Per questo - conclude la Segreteria nazionale dell'Anpi -  particolarmente in questa giornata, l’ANPI rinnova il proprio impegno a
promuovere questi valori, è a fianco delle associazioni, delle istituzioni, dei centri antiviolenza che quotidianamente sono in prima fila in questa battaglia ed auspica un sempre più forte e fattivo impegno delle istituzioni, della scuola, e dei singoli cittadini".